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La leggenda dei giganti che popolavano la Sardegna

Quando si pensa alla Sardegna, il pensiero in automatico va alle sue risorse naturali, ai suoi paesaggi e alle sue ricchezze naturalistiche ma la nostra isola, però, nasconde anche tanto altro. Storia e cultura.

Le leggende della Sardegna: scopriamo qualcosa in più.

La Sardegna è, infatti, una terra antica di cui spesso si parla e su cui circolano tantissime voci e leggende: sicuramente tutto ciò trova giustificazione nella sua posizione in quanto isolata dal resto della penisola italiana, ma soprattutto trae curiosità immaginare e ipotizzare come si sia formata o semplicemente cosa sia accaduto negli anni.

Sulla Sardegna, insomma, circolano molti miti e leggende anche perché la tradizione è un aspetto particolarmente sentito in questa terra: pensate che sono molti i miti e le storie popolari che parlano di come si sia originata ma anche di quale popolo l’abitasse ancor prima che ci fosse evidenza della presenza dell’uomo.

A tal proposito, una delle leggende molto conosciute e dibattute è quella che riguarda le popolazioni dei giganti.

La leggenda dei giganti: cosa racconta?

Una delle leggende che molti conoscono riguardante la Sardegna è quella dei giganti, un racconto che fa parte della tradizione popolare sarda e che viene tutt’oggi tramandato e discusso: una leggenda che ha inizio e origine nel 1974 quando il contadino Battista Meli, per errore, scagliò il suo aratro contro la testa di una statua di dimensioni enormi e, quindi, del tutto irremovibile dal terreno.

Da quel momento in poi, ebbero inizio vari scavi proprio in quella zona: scavi che portarono alla luce circa 5.000 frammenti che facevano parte di ben venticinque statue alte più di due metri; a ciò si aggiunsero anche alcuni modelli di nuraghe, ovvero costruzioni tipiche della terra sarda.

L’insieme di tutte queste statue e di questi nuraghi è oggi conosciuto sotto l’espressione “Esercito dei Giganti di Mont’e Prama”, ovvero la località in cui vennero ritrovati, nella penisola del Sinis.

Dal momento in cui vennero scoperte, queste statue colpirono tutti e incuriosirono moltissimi studi che quindi iniziarono a proporre vari ipotesi esplicative come quelle che le identificavano come rappresentazione della classe sociale che abitava anticamente la Sardegna.

Le statue, nella maggioranza dei casi, raffigurano arcieri, combattenti ed eroi: quindi si trattava della società “più in vista” del periodo. In seguito, proprio grazie ai vari pezzi ritrovati a seguito dei vari scavi, si ipotizzò la presenza dei Giganti che dunque avrebbero dominato tutta la Necropoli. Un’ipotesi confermata anche dal fatto che le statue ritrovate hanno, appunto, una dimensione alquanto impattante ossia sono più di due metri, condizione che farebbe pensare proprio ai Giganti.

Un altro punto interessante sono le tombe dei giganti, veri e propri luoghi misteriosi che è possibile visitare tutt’oggi: se siete in vacanza nel nostro Villaggio Calacavallo, potete approfittare di uno dei (rari) giorni di maltempo per visitarne una. A pochi minuti di auto, in direzione Olbia,  si trova la tomba su Mont’e s’Abe: una gita che consigliamo sicuramente di fare.

Riflessioni conclusive sulla civiltà dei giganti

Quanto detto fin’ora mette in rilievo sicuramente un altro aspetto della Sardegna, da molti conosciuta per altre ragioni: un aspetto non a tutti noto, ma ugualmente degno di attenzione. La leggenda riportata fa pensare alla reale presenza dei giganti in questa terra e per chi volesse osservare i resti di queste statue, è possibile farlo, recandosi nel Museo Archeologico di Cagliari: una tappa obbligata per chi ama la Storia e la Mitologiadi un’isola unica al mondo.